La grande instabilità geopolitica innescata dalla guerra tra Usa, Israele e Iran in Medio Oriente potrebbe mandare in fumo quasi 60 milioni di euro di esportazioni tra vino, olio e piante, che da soli incidono per il 60%, rallentando la crescita verso mercati emergenti. Firenze, Pistoia e Siena sono le province che rischiano di più. È questo il peso delle esportazioni del nostro Made in Tuscany nei Paesi del Golfo come Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Libano, Israele e Oman. A rivelarlo è Coldiretti Toscana sulla base dell’analisi dei dati Istatrelativi all’ultimo anno. Oltre all’aumento dei costi di produzione, in particolare del gasolio agricolo (+40% in una settimana) – per cui Coldiretti ha presentato una denuncia alla Procura contro le speculazioni – e dei principali fertilizzanti usati in agricoltura come l’urea, già introvabile, l’escalation in Medio Oriente sta già causando gravi danni all’export e rischia di produrne molti altri.
“Questo conflitto ricadrà, come accaduto per l’invasione dell’Ucraina, sulla pelle delle imprese e delle famiglie. L’aumento dei costi di carburante e gas ha un riflesso a catena sulla competitività delle imprese, che dovranno sostenere maggiori spese, e sul costo della vita. Per questo è urgente vigilare contro speculazioni e distorsioni lungo la filiera per evitare aumenti ingiustificati e sproporzionati – spiega Letizia Cesani, presidente Coldiretti Toscana –. Ma il Medio Oriente sta diventando anche un mercato sempre più importante per il nostro agroalimentare. Negli ultimi cinque anni le esportazioni in valore verso i Paesi di quest’area sono cresciute del 60%, passando da 35 milioni agli attuali 56 milioni di euro. È uno sbocco commerciale con interessanti potenzialità che questo terremoto geopolitico ora mette a repentaglio. Serve una soluzione rapida per porre fine alla guerra e ai suoi effetti devastanti”.
La guerra ha fatto scattare l’allarme per alcuni territori a forte vocazione agricola particolarmente esposti verso quei mercati. Al primo posto c’è la provincia di Firenze, con 17,5 milioni di euro di prodotti esportati nel 2025, seguita da Pistoia con 10,2 milioni di euro e da Siena con 9,6 milioni di euro. Seguono poi Pisa con 7,1 milioni di euro, Arezzo con poco meno di 5 milioni, Livorno con 4,4 milioni, Lucca con 1,5 milionie, con fatturati inferiori al milione, Prato, Grosseto e Massa-Carrara. Tra i principali prodotti esportati figurano le bevande – vino, birra e prodotti simili – con 15,5 milioni di euro, seguite da olio e derivati con 10,8 milioni di euro e infine dalle piante vive con 9,1 milioni di euro.
A preoccupare le imprese agricole sono soprattutto i prodotti deperibili, come quelli del florovivaismo, in particolare le piante. Un’eccellenza di cui è leader nazionale il distretto di Pistoia, che ha inviato, solo nell’ultimo anno, nei Paesi del Golfo circa un terzo dell’intero valore delle piante esportate dall’Italia, per quasi 10 milioni di euro. Lo stop al traffico marittimo arriva proprio nel momento clou della campagna floricola, con circa mille container destinati ai Paesi del Medio Oriente e ordini già in portafoglio che stanno subendo una brusca frenata. Alcune spedizioni in viaggio sono state deviate verso l’India, con il rischio di compromettere la qualità dei prodotti. A pesare sono anche le scelte delle principali compagnie di navigazione che evitano il Canale di Suez, allungando tempi e costi delle rotte. Intanto – sottolinea Coldiretti Toscana – si registrano aumenti annunciati dai fornitori di materie plastiche per vasi e impianti di irrigazione.
