Negli ultimi 10 anni abbandonate quasi la metà (-48%) delle superficie agricole montane. L’Imu sui terreni agricoli di montagna rischia di dare una nuova e violenta accelerazione allo spopolamento delle aree rurali marginali che andrebbe, al contrario, contrastata con premi ed incentivi per nuovi insediamenti e avvio di coltivazioni ed attività. L’effetto dell’applicazione dell’Imu agricola sui terreni anche sui comuni esentati perché ubicati in zone montane può rivelarsi il più “pesante disincentivo” nei confronti delle aziende delle zone disagiate che garantiscono con la loro presenza ed attività quotidiana, un presidio permanente e preventivo contro il dissesto idrogeologico. Nel è convinta Coldiretti Massa Carrara (info anche su www.facebook.com/ColdirettiMassaCarrara): “se il Governo non cambierà la norma – spiega - gli effetti sull’agricoltura lunigianese potrebbero essere devastanti. Le aziende agricole situate nelle zone cosiddette marginali o svantaggiate, come lo sono quelle montane, dovrebbero essere sostenute e non penalizzate così come andrebbero stimolati nuovi insediamenti”.
A far scattare il pagamento non è più la posizione dei terreni aziendali in montagna, ma l’altitudine in cui si trova il palazzo comunale: se è al di sotto dei 280 metri sul livello del mare, anche se il terreno è sopra i 600 metri, il titolare sarà chiamato a pagare. Da qui la decisione da parte del Comune di Fivizzano di “spostare” la sede comunale al di sopra del limite così da rientrare tra i comuni esentati. Ma sono diversi i comuni che stanno seguendo l’esempio lunigianese. Intanto “trapela” proprio in queste ore l’ipotesi da parte del Governo di riportare il parametro dei pagamenti alla classificazione dell’Istat dei comuni “montani” o “parzialmente montani”. Coltivatori diretti ed imprenditori agricoli sarebbero, in questi due particolari casi, esentati dall’Imu così come avveniva in precedenza. “La norma attuale – spiega ancora Coldiretti - crea una inspiegabile disparità di trattamento tra campi confinanti appartenenti addirittura allo stesso proprietario, ma ricadenti all’interno di Comuni con i centri amministrativi su altitudini diverse”. Tra le categorie più penalizzate quella dei pensionati già costretti a vivere con pensioni così come molte aziende che hanno dovuto fare i conti con una stagione agricola molto negativa a causa della scarsa prodizione di olio, castagne e miele, solo alcuni dei prodotti più importanti.
Resta però il problema della scadenza del pagamento il 26 gennaio, una scadenza – sottolinea Coldiretti – troppo ravvicinata visto che mancano solo due settimane, considerando anche che per il 21 gennaio è anche atteso il pronunciamento del Tar del Lazio sulla conferma della sospensione del pagamento dell’Imu nelle zone montane adottata dallo stesso Tar il 23 dicembre scorso. Anche per questo motivo Coldiretti sostiene la richiesta da più parti avanzata, che venga prorogato il termine per il pagamento in modo da mettere i contribuenti in grado di adempiere alle pratiche necessarie.
Coldiretti auspica che si arrivi ad un provvedimento chiaro, che non penalizzi le aziende delle zone disagiate. Un ruolo questo che svolgono anche gli imprenditori agricoli in pianura che con la loro attività mantengono il paesaggio e il territorio. Ruolo che è stato riconosciuto proprio con l’applicazione dell’Imu in pianura per cui il Governo ha ridotto il moltiplicatore della rendita da 110 a 75 per i coltivatori diretti e gli imprenditori agricoli professionali, riconoscendo il terreno come strumento di lavoro. Un riconoscimento che Coldiretti auspica possa avvenire anche nella prossima revisione del catasto dei terreni perché la tassazione tenga presente i profondi cambiamenti avvenuti in agricoltura dove la redditività dei terreni e fortemente diminuita.
12 Gennaio 2015
LUNIGIANA: IMU INCENTIVO A NUOVO SPOPOLAMENTO AREE MARGINALI E SVANTAGGIATE, IN DIECI ANNI ABBANDONATE META’ SUPERFICI AGRICOLE MONTANE